Non basta sapere


Torna alle news Scorri

Giobbe 42: 1-6

La conoscenza di Giobbe concernente Dio era soltanto mentale, priva di contatti spirituali perché non aveva ancora avuto la rivelazione di Dio nel suo spirito. Molti adorano e pregano un Dio che non conoscono, Gesù disse questo alla donna samaritana: “Voi adorate quello che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo” (Giovanni 4:22).
Dio si deve incontrare con lo spirito.

Quelli che non lo conoscono se lo immaginano a modo loro e se lo costruiscono nella loro mente come un idolo e lo adorano. La stessa cosa dirà l’apostolo Paolo a quelli di Atene “Ateniesi, vedo che sotto ogni aspetto siete estremamente religiosi, osservando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: Al Dio sconosciuto. Orbene ciò che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annunzio”(Atti 17:22,23).

L’inganno, è la religione che con i suoi riti tiene l’uomo lontano da Dio.

Per fare in modo che egli si manifesti Lo dobbiamo desiderare e ricercare: “con l’anima mia ti desidero durante la notte, con lo spirito mio che è dentro di me ti cerco”( Isaia26:9,10) .
Gesù nel Vangelo ci rassicura dicendo: “chi mi cerca mi trova”. A noi Dio si è rivelato per mezzo dello Spirito Santo, poiché è lo Spirito di Dio che scruta i cuori degli uomini. “Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio” (Romani 8:16). A volte si può essere bene informati sul conto di una persona senza ancora averla personalmente conosciuta.
Così è per molti religiosi, sono informati su chi è Dio, cosa ha fatto e cosa fa, ma rimane per loro, il grande sconosciuto.

Questo era anche il caso di Giobbe e quando fa la conoscenza personale di Dio, confessa la sua passata ignoranza dicendo: “Sì ne ho parlato, ma non capivo, sono cose per me troppo meravigliose e non le conosco”,ora comincia ad apprezzare le cose che prima sapeva ma non aveva sperimentato:”Ilmio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora l’occhio mio ti ha visto, perciò mi ravvedo , mi pento sulla polvere e sulla cenere.” Chi legge questo libro dall’inizio, troverà quante volte vengono attribuiti a Giobbe aggettivi come giusto, pio,retto, integro, perché viveva secondo coscienza. Giobbe doveva essere un uomo eccellente secondo il criterio di giudizio dell’uomo. Tutto ciò però, non ha nulla a che vedere con la vita spirituale, anche se lui si riteneva di essere giusto:”Dio mi pesi con bilancia giusta e riconoscerà la mia integrità” (Giobbe 31 :6).

Dio risponde con Isaia 64:6 : “Tutti quanti siamo diventati come l’uomo impuro, tutta la nostra giustizia, come un abito sporco ” .
Giobbe dimostra di non conoscere se stesso e se non conosceva se stesso come poteva conoscere Dio? E’ la stesa situazione che leggiamo di Isaia: fu necessario per lui la visione della Maestà di Dio per scoprire la sua impurità come quella del popolo (Isaia 6:1-7).

Giobbe come Cornelio.

Nei primi versi del Cap. degli Atti leggiamo di Cornelio, uomo pio e timorato di Dio. Con tutta la sua famiglia faceva molte elemosine, pregava Dio assiduamente, ma non lo conosceva e non era ancora salvato.
A questi uomini, che vissero per un tempo secondo coscienza astenendosi dal fare il male, Dio, prima o poi, in un modo o nell’altro si rivelerà. Bisogna sottolineare però, che anche se fra le tante virtù, erano vittime del proprio orgoglio; perciò a Giobbe, per smontarlo dalla boria dei propri meriti, Dio gli fa una sequela di domande dal cap. 38 al 41; così Giobbe s’arrende.
Cornelio poteva pensare di essere bene accetto a Dio per le sue opere meritorie, ma quando Pietro iniziò a parlare non parlò di opere, ma di una persona: Gesù. Da sottolineare come iniziò il discorso in Atti 10:37-39Voi sapete…la storia di Gesù di Nazaret…Sono molti quelli che sanno la storia per averla studiata sui libri, sanno i fatti, i luoghi e i tempi, ma non conoscono personalmente Gesù.

Pietro disse di essere testimone di tutte le cose da Lui compiute; di aver conosciuto l’efficacia della Sua grazia, la Sua potenza trasformatrice e il Suo amore e per rafforzare ancora questa relazione di conoscenza aggiunge: “abbiamo mangiato e bevuto con lui”(v. 41.)
Anche noi oggi possiamo dire di essere stati conquistati dallo stesso Gesù. La storia parla di Colui che visse nel passato, noi Lo conosciamo vivente e presente oggi, che continua a fare del bene all’umanità: che differenza!

Sapere e conoscere è come teoria e pratica.

Giobbe sapeva tante cose di Dio ma non lo conosceva realmente! Anche Saulo da Tarso sapeva senza conoscere.
Il male di molti è che hanno la mente stracolma di sapere e non conoscono personalmente Dio e la Sua opera. A costoro il Signore deve dire: “tu sei maestro d’Israele e non sai queste cose? ” (Giov. 3:10). “Questa è la vita eterna che conoscano te il solo vero Dio e colui che tu hai mandato Gesù Cristo ” (Giov. 17:3). In armonia con questo concetto, Paolo scrive a Timoteo “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità, infatti c’è un solo Dio e un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso quale prezzo di riscatto per tutti”(1 Timoteo 2:4-6).

E tu… conosci Dio?

RAUTI FRANCESCO